UniversitÓ degli Studi di Napoli
STORIA DELLA FACOLTÀ DI INGEGNERIA
Indice > Decennio Francese e secondo periodo Borbonico

La Scuola di Applicazione degli ingegneri di Ponti e Strade e la Scuola Politecnica, 1811

Dopo l’istituzione, nel 1808, del Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade, con decreto del 4 marzo 1811 fu fondata la relativa Scuola di Applicazione, sul modello dell’École d’Application des ponts et Chaussées, riorganizzata da Napoleone nel 1804. La Scuola avrebbe provveduto a formare i tecnici da fornire al Corpo, ossia quegli ingegneri, definiti scienziati-artisti, cui sempre più si richiedeva un grado di specializzazione in campo strutturale, funzionale e tipologico tale da permettere loro di affrontare, da funzionari di Stato, la progettazione delle più varie opere pubbliche del Regno. Il numero totale di alunni fu di dodici all’anno, per la durata di un triennio; le materie d’insegnamento erano: fisica, chimica, costruzioni, scienze d’applicazione al mestiere, geometria descrittiva e stereotomia, meccanica applicata, architettura civile e disegno.

Con decreto del 13 agosto 1811 si ebbe pure la fondazione della Scuola Politecnica, voluta da Murat sul modello dell'École Polytechnique. Ma questa istituzione, che avrebbe dovuto essere propedeutica alle Scuole di Applicazione già esistenti in ambito militare, scomparirà insieme con re Gioacchino, non riuscendo ad eguagliare l'importanza della sua omologa francese e venendo di fatto sostituita dalla nuova Scuola di Applicazione di Ponti e Strade. Nel corso dell'Ottocento, come si evince dalla documentazione archivistica, lungi dal verificarsi una proficua collaborazione tra i settori dell'ingegneria militare e quella civile, in molte occasioni si registrerà addirittura tra esse una concorrenza politica e persino tecnico-scientifica.

Man mano che si diplomarono i giovani ammessi alla Scuola, andò formandosi una classe di tecnici altamente specializzati, nel cui bagaglio culturale i temi dell’architettura civile, ispirati al linguaggio neoclassico, erano in effetti subordinati a quelli propri delle materie scientifiche. Se, non essendoci in principio ‘veri’ ingegneri, nel 1808 erano stati nominati ingegneri in capo architetti già esperti di opere stradali e idrauliche, nei professionisti della generazione successiva l’impegno sotto il profilo tecnico-scientifico appare quasi esclusivo. Alla fine del corso presso la Scuola solo i primi quattro classificati accedevano al Corpo, ma a partire dal 1826 si stabilì che i primi due rimasti esclusi avrebbero ricevuto di diritto la laurea in architettura, mentre nel ‘34 fu deciso che tutti gli ingegneri del Corpo avrebbero potuto ottenere il titolo di architetto.

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